Accademia Tiberina già pontificia

storia e tradizione nell'arte

L'Accademia Tiberina

L’Accademia Tiberina viene fondata in Roma il 9 aprile 1813 da un gruppo di 26 privati cittadini, dotti e letterati di tutta Italia, residenti nell’URBE (fra i quali: i poeti Giuseppe Gioachino Belli e Jacopo Ferretti, lo storico Antonio Coppi, il medico patriota Pietro Sterbini e l’umanista Gaetano Celti), con lo scopo precipuo: (a) di coltivare le scienze e le lettere latine e italiane e, particolarmente, tutto ciò che riguardava l’Urbe e gli studi storici su Roma; (b) per impegno assunto dallo stesso Coppi, Istoriografo Tiberino, di compilare una storia politico-civile (come si legge nell’Atto di Adunanza dell’11-IV-1813), dal primo armo del regno di Odoacre sino al pontificato di Clemente XIV, e una Storia letteraria dell’epoca suddetta “sino ai tempi presenti, e progressivamente nell’avvenire”.

 

Come lo stesso Coppi descrive, 1 la nascita della Tiberina avvenne in seguito ad un dissidio sorto all'interno dell'Accademia Ellenica: quest'ultima era una scuola filo-francese che gravitava intorno all'ambiente classicheggiante dell'Arcadia, ed era stata istituita il 28 dicembre 1809 da Antonio Nibby, archeologo e topografo, studioso delle cose della Grecia, in un volenteroso tentativo di acclimatare la cultura romana al regime francese e <<per promuovere la greca letteratura>>. 2

 

Fu proprio Nibby, infatti, a compilarne la costituzione e a decidere i nomi dei soci e il calendario delle adunanze, di modo che tutto fosse “grechesco”. Al suo interno si distinguevano vari studiosi, molti dei quali giovani, che si applicavano in ogni campo letterario; fra i soci vi furono Ennio Quirino Visconti, Carlo Fea, Antonio Coppi, Giacomo Ferretti 3 e Giuseppe Gioachino Belli. Inizialmente, l’Accademia Ellenica contava circa quaranta soci a Roma; dopo i primi tre anni, crebbe e si arricchì di una Colonia a Napoli, detta Partenopea, che ne contava dieci. Crescendo in numero e in fama, ci si rese però ben presto conto che la costituzione “grechesca”, composta inizialmente per pochi giovani, non si confaceva ad un numero di persone ormai non più esiguo e di ogni età: sorsero infatti diverbi fra i soci sulla scelta dei nomi da assumere (Solone Ateneo, Licurgo Sparziata, Aristotele Stagirita). Nel 1812 cominciò così la prima riforma, che produsse però vari dissensi all’interno dell’Accademia; a ciò si aggiunse l’accusa di un socio 4 contro un altro membro, Giacomo Ferretti, di averne violato le leggi. Vi fu così una divisione fra coloro che appoggiavano Ferretti, in quanto dotato di grande influenza per i suoi talenti poetici, e coloro che invece erano contro. Inutilmente si tentò di sedare i contrasti, che portarono il 9 aprile del 1813 venticinque Soci a staccarsi dall’Ellenica, dando vita ad una nuova Accademia. Riguardo al nome che essa avrebbe dovuto assumere vi furono varie discussioni:

 

Vi fu chi propose di chiamarla Quirina, ma si osservò che altra di tal nome eravi stata in Roma. Piaceva appellarla Capitolina, ma si riflettette che un tal titolo per l’antica gloria del formidabile Colle poteva divenire facilmente sospetto ai luogotenenti del cadente Imperatore de’ Francesi che allora comandava in Roma; 5 si decise infine il nome di Tiberina. La Commissione che ne doveva compilare le leggi era composta da G. G. Belli, G. Celli, D. Chiodi, A. Coppi, G. Ferretti, G. Malagricci, L. Pieromaldi, A. Conte Savorelli, G. Villetti.

 

Quelli che rimasero invece nell’Accademia Ellenica riformarono la costituzione, dando anche nuovi nomi e permettendo l’entrata ad altri membri; la nuova società venne denominata Accademia Ellenica di Scienze e Belle lettere e fu divisa in classi: Fisica e Matematica, Scienze filosofiche, Storia ed Antiquaria, Belle Lettere. Nel 1814 però, in seguito al ristabilimento del potere pontificio, non ebbe il permesso di continuare la sua attività.

 

L’attività della Tiberina, invece, s’iscrive in quel moto di ripresa della vita romana che pareva avviarsi dopo l’esperienza francese, in seguito all’abolizione dei codici napoleonici e di vari sistemi di tortura come quello della corda. A capo dei fondatori fu A. Coppi, già Arconte dell’Ellenica; a lui si unirono G. G. Belli, D. Biagini, 6 G. Celli, D. Chiodi, G. Ferretti, L. Fidanza, D. Fiorilli, F. Garbani, G. Malagricci, D. Martinez, T. Martini, P. Mazzocchi, T. Mucchielli, E. Nalli, L. Pieromaldi, G. Piroli, F. Quadrari, G. Randanini, F. De Romanis, A. Conte Savorelli, L. Schenardi, D. Severati, P. Sterbini, V. Ubaldi, G. Villetti.

 

Antonio Coppi diventò anche lo storiografo perpetuo della Tiberina; suo compito era quello di compilarne gli annali e di registrare sul necrologio tiberino le memorie dei suoi illustri componenti. Si è osservato che, nella sua Memoria, 7 Coppi non tiene in considerazione, o forse tace volontariamente, 8 che quest'adunanza esisteva già prima del 1802 e che in questo stesso anno divenne Colonia dell’Accademia dei Filopatridi di Savignano. A far supportare questa ipotesi vi sono -secondo il Maylender- documenti irrefutabili, come la Relazione sulle Biblioteche ed Accademie di Savignano di Romagna di Ulisse Topi e l’opuscolo L’Accademia dei Filopatridi di Savignano di Romagna di Gaetano Gasperoni. In quest’ultimo, in particolare, si legge:

 

Sino dal 6 marzo 1802 [..] scrivevano alla Catecia 9 Tiberina avvisandola che quanto prima le sarebbero state spedite le Pemenografi 10 pei tre soggetti proposti dal Perticari e dal Borghesi; più la copia autentica delle leggi della Simpemenia. 11 È chiaro quindi come quell’Accademia volesse erigersi in Colonia sotto la immediata dipendenza della nostra. E poiché l’erezione della Catecia sulle sponde del Tevere esigeva un ambasciatore pel di cui mezzo maneggiare le reciproche vertenze, il 9 Marzo veniva riconosciuto il Sig. Dott. Antonio Gajani di Ravenna quale ambasciatore della Catecia presso la Simpemenia e nello stesso giorno si annunciava alla Catecia Tiberina che l’Accademia di Savignano aveva scelto quale ambasciatore il Conte Giulio Perticari. Non molto tempo dopo e precisamente nella seduta del 20 marzo, lo stesso Dott. Gajani e il Giulio Perticari presentarono un programma concernente le osservanze da proporsi alla Catecia Tiberina; si stabilì inoltre di formare un estratto di venti articoli e di spedirlo poscia al Presidente in Roma perché a nome della Simpemenia lo consegnasse alla Catecia. E sin dal 15 Aprile la nostra Accademia trasmetteva alla Catecia le condizioni da osservarsi in segno di subordinazione; Girolamo Amati veniva poscia eletto Segretario di quella Catecia con vivo piacere di tutti i Colleghi. Continuano sempre le relazioni fra madre e figlia; la prima manifestando la sua protezione, facendo conoscere l’altra i sentimenti di figliale obbedienza dai quali era animata, fin che nel Novembre 1803 l’Accademia Tiberina accettando ampiamente il Trattato Gaudiense segnato dal Borghesi il 23 Luglio rinunziava pienamente ai titoli di Eleutera e di Sincrona, dei quali s’era decorata finora, promettendo di non usare mai altra qualifica che quella di Protogena. L’Accademia Tiberina, generata dalla Simpemenia Rubiconia dei Filopatridi in breve tempo crebbe di potenza e di fama tanto da offuscare la gloria dell’umile madre. 12

 

Considerando quindi da un lato ciò che documenta il Coppi e dall’altro il Gasperoni, ci troviamo di fronte a due diverse ipotesi circa le origini della Tiberina: la prima, che i soci dell’Ellenica passarono nel 1812 alla Catecia Tiberina dandole un nuovo assetto e vita propria; la seconda, che la Colonia Tiberina non esisteva più e che quindi gli accademici usciti dall’Ellenica decisero di riformare una nuova accademia che ne riprendesse il nome. Tra le due ipotesi, come sottolinea Maylender, quella più sicura è la prima, in quanto <<nella Tiberina del Coppi vi è il conte Giulio Perticari, che nel 1818 ne era Presidente, e la moglie Costanza, figlia di Vincenzo Monti>>. 13

 

Dalla Memoria del Coppi si apprende poi che alla costituzione del sodalizio seguì la determinazione di istituire dei decreti. Fra questi vi era la necessità di affidare il potere esecutivo ad un Presidente, un Vice Presidente, un Segretario, un Tesoriere e tre Censori, tutti di annua elezione tranne il Segretario, la cui carica durava tre anni. Nel 1813, anno della fondazione, furono Presidente Coppi, Vice Presidente Savorelli, Segretario Villetti, Tesoriere De Romanis e Censori Pieromaldi, Malagricci e Celli. I soci della Tiberina non portarono mai nomi accademici, a differenza di quelli dell’Ellenica, in cui tutti venivano riconosciuti con nomi di filosofi greci. I Tiberini vollero mostrare la loro devozione per il Principe degli Apostoli, ma essendo in quel tempo in prigione il suo successore, 14 si affidarono alla Beatissima Vergine, festeggiandone ogni anno la natività.

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1 Antonio Coppi, Memoria sulla fondazione e sullo stato attuale dell’Accademia Tiberina, Roma, Tipografia Salviucci 1840.

2 Memoria sulla fondazione e sullo stato attuale dell’Accademia Tiberina, cit. p. 3.

3 Jacopo o Giacomo Ferretti (1784-1852) era uno tra i più noti librettisti del tempo e scrisse per Donizetti e per Rossini. Ebbe solidi legami con Belli, permettendogli di far sposare nel 1849 sua figlia Cristina con Ciro, unico erede del poeta romano, per evitare che venisse arruolato tra le truppe pontificie.

4 Un tale G. B., come riporta A. Coppi in Memoria sulla fondazione e sullo stato attuale dell’Accademia Tiberina, cit. p. 4, non meglio noto che con il nomignolo di Boccanera di Macerata, come risulta da G. Ianni in Belli e la sua epoca, Industrie grafiche Cino del Duca, Milano 1967, Vol. I.

5 Memoria sulla fondazione e sullo stato attuale dell’Accademia Tiberina, cit. p. 5.

6 Domenico Biagini (1775-1861) lavorava presso l’amministrazione dell’<<Annona e Grascia>>. Belli lo soprannominò Menico Ciancia, ossia ‘gamba’, per la sua mole lenta e pesante.

7 A. Coppi la legge in Tiberina nell’adunanza del 17 giugno 1839.

8 Cfr. Michele Maylender Storia delle accademie d’Italia, Arnaldo Forni Editore, Ristampa dell’edizione di Bologna 1926-1930.

9 Con questo termine si soleva definire grechescamente una Colonia.

10 Da “pemeni”, termine con cui i Soci si facevano chiamare; pastori, in senso arcadico.

11 Termine a significare “pascolo comune”, insieme di pemeni.

12 Cfr. M. Maylender Storia delle accademie d’Italia, cit. p. 310-311.

13 Vedi Maylender cit. p. 312.

14 Papa Pio VII era in quel periodo ostaggio di Napoleone.