Accademia Tiberina già pontificia

storia e tradizione nell'arte

192° Anno Accademico - Discorso di Monsignor Mariotti

Eccellenze, Onorevoli,

Chiarissimi Accademici, Membri della Legion d’Oro,

Signore e Signori, mi è di grande piacere vedervi riuniti in questa ambita e nobile Sede a celebrare l’apertura di un nuovo anno di attività dell’Accademia Tiberina, ormai alle soglie del suo secondo secolo di vita, in quanto fondata nel remoto 1813 dal poeta G. Belli e giunta così al 192° anno.


Molto si è detto di questa Tiberina in occasione delle celebrazioni inaugurali dei precedenti Anni accademici, tuttavia vi è un aspetto che non è stato convenientemente messo in rilievo e che merita d’essere adeguatamente conosciuto per poter apprezzare appieno la tradizione e l’opera attuale di questa nostra vetusta e pur sempre giovane Istituzione, e, conseguentemente, la sua espansione nel mondo.

Roma, com'è ben risaputo, è sempre stata un crogiuolo di civiltà che, plasmate con i caratteri della romanità, hanno poi costituito un tutto organico che, da essa potenziato, si è irradiato in una più ampia sfera.

Basterà ricordare la sorte delle grandi civiltà degli Etruschi e dei Greci, che, pur soccombendo politicamente alla forza di Roma, anziché venire distrutte o schiacciate, sono state valorizzate o diffuse con il marchio di Roma in tutto il mondo allora conosciuto, facente parte del suo Impero; e ben oltre i suoi confini.
Anche l’Accademia Tiberina – ci si consenta l’accostamento – fedele interprete di questa gloriosa e ben merita tradizione, fin dalle sue origini, pur restando caratteristicamente romana, ha aperto le sue porte anche ai più grandi geni e talenti stranieri.

Sin dagli inizi, infatti, i membri dell’Accademia Tiberina, che dal 1816 aveva ottenuto l’onorificio e impegnativo privilegio di fregiarsi in perpetuo dello scudo del Senato e del Popolo Romano (S.P.Q.R) affiancato dallo Stemma Pontificio, venivano scelti anche oltre gli angusti confini dello stesso Stato Pontificio; e così ne facevano parte in gran numero cittadini di tutti gli Stati italiani allora esistenti, dal Sovrano piemontese Carlo Alberto di Carignano, al musicista siciliano Vincenzo Bellini, allo storico lombardo Cesare Cantù, allo scultore veneto Antonio Canova, al letterato napoletano Basilio Puoti, al filosofo trentino Antonio Rosmini, al poeta abruzzese Gabriele Rossetti.

Anzi proprio dell’Accademia Tiberina fecero parte numerosi patrioti che contribuirono validamente al conseguimento del nostro Risorgimento nazionale, quali Silvio Pellico, Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Ugo Foscolo, Vincenzo Gioberti e Tommaso Grossi, per cui si era già realizzata l’unità d’Italia.

Ma anche già dai primi tempi l’ambito dell’Accademia Tiberina aveva superato i confini della Patria Italiana, e ad essa avevano aderito lo scrittore francese Renè Chateubriand, il musicista ungherese Franz Liszt e lo scultore danese Thor Waldsen.

Questa tradizione è continuata anche nei periodi a noi più vicini con la nomina ad accademici tiberini di molti altri stranieri illustratisi nel campo delle Arti e delle Scienze, nonché personaggi di altissimo livello politico.

Dopo la forzata pausa dell’attività autonoma della “Tiberina”, incorporata di forza nel 1936 nella Reale Accademia d’Italia, a far tempo dal 1949 essa ha ripreso l’ammissione di nuovi Accademici con lo stesso spirito, aperto ai nuovi valori dei tempi moderni, che si estendono ora alle attività giornalistiche, pubblicistiche, e alle grandi attività umane.

Venivano così aggiungersi alla già scelta schiera i nomi illustri di vari Cardinali, tra i quali S.Em. il Primate degli Ucraini, lo scrittore inglese Somerset Maugham, Leopoldo Boissier, già Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, Frederic Larsen, Presidente della Federazione nazionale degli Inventori Francesi, e il prof. Andrè Pèzard di Parigi, traduttore in francese di tutte le opere di Dante, solo per citare i più illustri.

Non soltanto; ma l’Accademia Tiberina ha superato d’un balzo pure le cortine ideologiche nell’intento di riconoscere i veri valori, ovunque si trovino; e ha accolto così fra i suoi membri anche il prof. Stefan Milcu, Direttore dell’Istituto di Endocrinologia di Bucarest, i pittori jugoslavi Oton Gliba e Edo Murtic di Zagabria nonché il pittore polacco Henryk Musàlowicz di Varsavia.

Di particolare rilevanza sono altresì le nomine ad Accademici tiberini di personalità religiose grecocattoliche- melkite, secondo lo spirito del Concilio Ecumenico. E sempre in tale spirito sono stati accolti nell’Accademia i musulmani S.A.R., il principe Emir Suleiman Abdel Aziz Al Seoud, Procuratore Generale e Ministro delle Finanze dell’Arabia Saudita, il prof. Fuad Cabasi, già Ministro dell’Economia degli Idrocarburi di Libia, e l’esperto nucleare Ibrahin Ates di Istanbul oltrechè al vecchio Continente, l’Accademia ha esteso il suo ambito anche al Nuovo, annoverando un folto gruppo di Accademici negli Stati Uniti, parecchi dei quali d’origine italiana; e si sta tuttora lavorando per arrivare all’istituzione della Sezione di New York con l’immissione di autorità statunitensi di alto rango .

Ma non mancano “Tiberini” nel Canada, in Venezuela, Brasile, Perù e Argentina; e pure in quel “Continente nuovissimo” che è l’Australia, potrete trovare qualche nostro affiliato. Percui si può affermare non esservi attualmente Continente ove non vi siano Accademici Tiberini. Di qui il nostro legittimo orgoglio derivante da una estensione – ci si passi la presunzione! – veramente “ecumenica”.

Gli Accademici esteri, dei vari gradi: onorari, ordinari, residenti, corrispondenti e associati, sono infatti appartenenti a ben 40 Stati; e se ne contano più d’un centinaio sparsi in Europa, Asia, Africa, America e Australia.

Ed ora due parole per quanto concerne la Consorella UNIONE DELLA LEGION d’ORO, la libera Associazione che affianca – operando nel “Sociale” – l’Istituzione culturale. Istituita alla metà degli anni Cinquanta del Novecento dai dirigenti Tiberini in carica a quel tempo, essa fu voluta quale “architrave e braccio” dell’Accademia stessa, priva di qualsiasi sussidio o sostegno.

Istituzione apolitica, apartitica, e assolutamente indipendente, essa è aderente al Comitato delle Associazioni non Governative presso le N.U. e gli Istituti specializzati dell’O.N.U. , con sede a Ginevra; ed è inserita pure in vari organismi europei ufficialmente riconosciuti.

Dal punto di vista operativo, nel campo propriamente sociale essa è volta a riconoscere concretamente i meriti, troppo spesso negletti, di chi opera nei settori produttivi (INDUSTRIA, COMMERCIO, ARTIGIANATO, AGRICOLTURA) e, più estensivamente, in altri settori d’interesse sociale, con abilità, ingegno e dedizione. Proprio per queste persone è stata istituita l’apposita sezione “OPEROSITA” – ARISTOCRAZIA DEL LAVORO”, che ai meritevoli rilascia “brevetto” con medaglia; tutto ciò a colmare un’avvertita (e, spesso, colpevole negligenza) in punto di riconoscimenti, verso categorie di operatori che costituiscono il tessuto vitale del consorzio umano, a prescindere dalla loro classificazione in seno alla società.

Viviamo ora, tempi non facili in cui i valori etici e morali stan correndo seri rischi, e nei quali la cultura appare la prima grande sacrificata. E’ un processo talvolta quasi inavvertibile, ma diuturno, in cui i valori di una sana socialità si mostrano sacrificati all’ara di uno smodato edonismo, basato sul più sfrenato tornaconto: questo nostro è tempo di corse pazze al “particolare”. Ma poi, viene da chiedersi: dove si corre? E perché, dicevo, laddove ciò non sia strettamente necessario, perché ingaggiare questa frenetica lotta contro il tutto e tutti? A ben guardarci sembra quasi una condanna biblica….. fuori testo. Eppure è così!

E’ dunque nei tempi di oscurantismo, in cui si fanno brillare “falsi soli” che una società sembra scordarsi del meritorio attributo di “civile”; e in frangenti come questi che l’uomo responsabile deve impegnarsi per ritrovare la giusta strada d’una accettabile convivenza!

E qui cade giusto, e s’incontra in un’amara considerazione come questa, e una volta di più, l’apostrofe del “povera e nuda vai, Filosofia…”, vilipesa dea perenne della Ragione…

Soffriamo una tumultuosa temperie di scandali finanziari, mentre l’Editoria, accusando un gran vuoto, và ristampando le “pietre militari” della formazione culturale dei padri, che pochi, invero, leggeranno; perché ormai molta, troppa gente, và chiedendosi, ai nostri giorni, a che cosa servono mai questi libri; quando la Televisione - la televisione in generale – ammannisce una sua cultura che molto spesso, se lascia qualche segno, non sempre esso è positivo, e che sovente appare labile sotto il profilo del “bene”, perché, si sa, è sempre la cronaca nera quella di cui le masse sono avide; e il bene finisce così nel classico “cantone”.

Questa nostra non vuole essere tuttavia, una panoramica da Cassandra, ma solo un campanello che dovremo far suonare tutti, quotidianamente.

Quali, ora, i rimedi? Dobbiamo tornare tutti ad un impegno collegiale di responsabilità; questo il comandamento dell’ora. Si veda la politica. La nostra storia recente ha fatto registrare, in questo campo, balletti inverosimili. Per non parlare, poi, degli scandali finanziari.

Se l’ultima eccezione del termine CRISI è RICERCA v’è da osservare come la Scuola stessa annaspi e si dibatta, la letteratura langua, il linguaggio del dolce “sì” si imbarbarisca di giorno in giorno…
Pare, insomma, che l’affarismo più vieto e il lassismo, poi, abbiano preso il posto ad ogni altro valore.

Ma sotto sotto c’è, come sempre, un popolo che non sa, che non conosce il portato preciso degli avvenimenti se non quando gli stessi esplodono con mine…
Che porta il peso d’ogni misfatto sulla propria pelle. I cinici lo chiamerebbero “popolo- bue”; beninteso, per la proverbiale pazienza…E fin quando si accontenta di puerili “girotondi” va anche assai bene…Tempo di crisi, dunque; e, molto sovente, crisi di uomini, che pure vi sarebbero, ma non compaiono!
Ma….fermiamoci qui.

Circa la nostra relazione finanziaria, che- rebus sic stantibus – non può essere che…magra, rimando chi possa esservi interessato ai nostri uffici di segreteria, dove essa è consultabile.

Diamo spazio ora alla dolente necessità del necrologio, che nel decorso 2003 ha registrato la perdita di due ex caposaldi della nostra Accademia: l’ex Presidente Ecc. Giuseppe Tamburino eminentissimo Magistrato e I° Presidente della Corte di Cassazione; e il dott. Glauco Orfei, per lunghi anni prezioso coadiutore di varie Sessioni Presidenziali.

Il loro ricordo è consegnato agli Atti, oltrechè al cuore di coloro che li ebbero amici. E’ dunque, resterà!

Ma è legge imperscrutabile che la vita continui e si rinnovi. Ed è in questo spirito che, nel passare alla investitura dei nuovi accademici e alla nomina dei recenti “Legion d’Oro”, formulo l’augurio che la loro schiera sappia esprimere ancora nomi gloriosi cosicché la “Tiberina” – col sostegno della “consorella” – si confermi quel faro di luce dell’intelletto e dello spirito che ha saputo mostrarsi nei suoi quasi due secoli di vita.