Accademia Tiberina già pontificia

storia e tradizione nell'arte

L'ex Tiberino Mastai Ferretti all'onore degli altri

Due Beati, Due “Temperie”

Diciamolo subito e con tutta franchezza:
non si possono confondere i termini per bolsa o interessata speciosità. Né tanto meno si possono azzardare paralleli, ché le diversità di indole e le realtà temporali in cui si trovarono a vivere ed operare come pontefici Giovanni XXIII e Pio IX, se obiettivamente considerate, appaiono di una differenza abissale.

Abbiamo infatti da un lato in Pio IX un Pontefice che, per essere stato elevato al Soglio detiene contemporaneamente un trono che, da un punto di vista “estensivo”, ha contenuti e dimensioni “profane”, con tutte le implicazioni afferenti; e dall’altro, nella modernità, un Papa coraggiosamente innovatore (ma non necessariamente “permissivo”) che si adopera a mettere la Chiesa al passo con i tempi, e “in una temperie di sensi e di bisogni” — a dirla col Carducci — non certo facile, in quanto caratterizzata da eccessi di esasperato “antropocentrismo”.

Non staremo a riproporre qui ciò che ognuno ben sa del magistero di Papa Giovanni XXIII, che è ancora storia assai vicina ai nostri giorni, perché, a volerlo, il discorso potrebbe ricominciare daccapo; ma con un interrogativo in più: del come potersi, cioè, valutare con la necessaria sceverazione le vicende dell’oggi, senza essersi prima doverosamente calati nella incomoda e assai inquieta realtà dello ieri.

E tuttavia proviamoci a riguardare con occhio imparziale e disincantato il dramma di Pio IX; di un papa che “eredita” uno Stato dalle radici millenarie (la caduta dell’Impero romano e il declino dell’Impero d’Oriente, e poi le donazioni di terre da parte dei Carolingi che un po’ diedero e un po’ si ripresero... - e che dopo ultrasecolari vicende di perdite e riacquisto di province e “legazioni”, caratterizzate da estenuanti lotte della Chiesa stessa con Imperatori, regnanti di vario livello, principi e signorotti d’ogni rango, in una sequela di mortificanti esilii e prigionie di vari pontefici — si trova, si diceva, a dover affrontare le peripezie propostegli da un secolo particolarmente turbinoso e dai grandi sconvolgimenti.

Egli è uomo di cultura, formato a precisi precetti dell’esercizio del potere, ma tuttavia incline a profondi sentimenti di umanità.

Ed è un regnante che inizia, giusta, il proprio mandato pontificale col decretare un’amnistia generale, che vuole estesa anche ai “politici”; che adotta provvedimenti amministrativi e finanziari di fatto esemplari, coll’aprire scuole, e coll’attuare bonifiche; che disporrà, inoltre, spostamenti di cariche, riformando, tra l’altro, i codici; adottando, infine, importanti provvedimenti doganali.

Tale coacervo di azioni realizzò, per quei tempi il portato di un’indubbia politica progressista” che gli valse, se pure non bastassero le presenti enunciazioni, l’ammirazione di avversari del calibro di un Mazzini e di un Garibaldi, i quali si spinsero ad offrirgli addirittura collaborazione.

Un novero di provvidenze che sembrarono preludere, tra l’altro, alla progettata concessione della libertà di stampa, se non addirittura all’istituzione di un “ministero laico”, proponimenti poi “cassati” per preoccupanti eventi, malgrado i quali, in ogni caso, il 14 marzo 1848 Pio IX concedeva lo “Statuto fondamentale” che inaugurava il “Governo rappresentativo”.

Ma i tempi proponevano agitazioni ed effervescenze sociali giudicate dalla Curia romana esasperate e ormai fuori controllo.
A seguito dei moti rivoluzionari Pio IX dovette riparare a Gaeta, presso il Borbone (proclamazione della Repubblica romana del 6 febbraio 1849, che sanciva il decadimento del potere temporale della Chiesa).

Al tentativo repubblicano poi abbattuto per l’intervento dei francesi del gen. Oudinot, si ebbe una severa repressione da parte del Card. Antonelli, la quale vanificò, in pratica, la concessione dell’amnistia, anticipata, motu proprio dallo stesso Pontefice.

Poco dopo il tempo del suo rientro in Roma, nel 1854, Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata concezione di Maria e indisse la convocazione del primo Concilio Vaticano; ma mentre era in atto tale procedura si ebbero le annessioni allo Stato italiano, in via di costituzione, di province e legazioni periferiche; Garibaldi intanto risaliva la penisola dal regno delle Due Sicilie, vicende che dovevano culminare nella presa di Roma da parte dei bersaglieri del Cadorna il 20 settembre 1870, e fare di Roma medesima la Capitale dello Stato dei Savoia.

Da quel momento Pio IX non cessò mai di reclamare il diritto di indipendenza della Chiesa mediante un pur minimo Stato territoriale, come doveva poi avvenire, mediatore Mussolini, solo nel 1929, con i noti Patti Lateranensi.

Ma il Papa dalla buona volontà frustrata aveva cessato di vivere già nel 1878, all’età di 85 anni, dopo aver visto dissolversi, come s’è detto, quel potere temporale che vari suoi predecessori avevano difeso a prezzo di gravissimi oltraggi e indicibili prevaricazioni, come del resto accadde a Lui.

Per questa somma di motivi deve ritenersi non solo ingenerosa, ma tendenziosa la taccia di “retrivo” addossatagli: egli fu solo figlio e “prodotto” di un tempo segnato da eventi rivoluzionari tempestosi, non facilmente preventivabili nell’immane portata che dovevano, da quel tempo in poi, assumere.