Accademia Tiberina già pontificia

storia e tradizione nell'arte

Giovanni Gentile

Filosofo e politico (Castelvetrano, Trapani, 1875 — Firenze, 1944)

Più che alla sua movimentata vita di pensatore, docente tìniv ers ita rio e ministro (si deve a lui la famosa riforma della scuola 1922/24), converrà rifarsi qui ad una sintesi del peculiare suo pensiero, quello stesso che lo portò a separarsi dal Croce col quale aveva prima intrattenuto un lungo e proficuo sodalizio culturale e operativo.

Con la riforma gentiliana la vecchia preparazione manualistica allora in uso nella scuola italiana, veniva sostituita da una impostazione formativa degli studi col contatto diretto degli autori e veniva riconosciuta importanza all’educazione estetica e religiosa in antitesi ad alcuni aspetti dell’indirizzo tradizionale.

Il pensiero politico del Gentile appare quindi legato intimamente alla sua visione di storico della cultura, oltreché della filosofia.

Il Risorgimento fu in sostanza, per lui, l’inizio di una più attiva partecipazione dell’individuo alla vita collettiva nella quale si realizza il destino di esso; vita che è lo stesso processo della storia nella concreta realtà sociale della Famiglia, della Patria, dell’Umanità. Tutto ciò in opposizione all’esasperato individualismo del Rinascimento, che a suo parere, non giovò all’Italia. In via discendente egli attribuisce così al Fascismo il ruolo e la funzione di continuatore di questa tendenza, mirando in ogni caso a temperare gli spunti di faziosità per quel sentimento di libertà della cultura che ebbe vivissimo.

Postosi fuori dalla politica già nel ‘24, vi tornò e in avanscoperta nel 1943, quando si profilò l’opportunità di appellarsi a tutte le forze per la salvezza della Nazione, e ciò al di sopra di ogni tempesta. E questo gli costò la vita, a Firenze, per mano di attivisti di una cellula politica comunista. (Nel capoluogo toscano egli si era trasferito avendo accettato la carica di Presidente dell’Accademia d’Italia, colà spostata in quel drammatico tempo).
In questo il grande pensatore fu coerente con la dottrina che aveva seguito per tutta l’esistenza.