Accademia Tiberina già pontificia

storia e tradizione nell'arte

Massimo D'Azeglio

(Massimo Taparelli, marchese d’Azeglio) statista, letterato e pittore (Torino, 1796 — ivi 1866)

sule con la famiglia a Firenze mentre i Francesi occupavano il Piemonte, trascorse nella città toscana l’infanzia e vi ricevette un’educazione accurata e severa, secondo l’usanza del tempo.

Avviato dapprima alla carriera militare, non tardò molto a dimettersi per seguire piuttosto la via dell'arte. Si trasferì così a Roma, dove studiò pittura e materie letterarie e prese ad interessarsi di politica; ma, fortemente osservante della legalità, parve non approvare i moti cospiratori che caratterizzavano l’attività di quella temperie politica.

Lasciata la pittura, nella quale aveva peraltro dato apprezzabili prove, prese a dedicarsi con fervore alle lettere per incitare all’amor di patria gli italiani. Scrisse così il noto romanzo storico “La disfida di Barletta”, pubblicato nel 1833 a Milano, cui seguì, nel ‘41, il “Niccolò de’ Lapi”, altro romanzo storico. Lasciò invece incompiuto un altro lavoro di questo genere: “La lega lombarda”.

Dedicatosi attivamente alla politica, fu autore di pubblicazioni di intonazione polemica, tese ad orientare i connazionali sulla politica da seguire. Allorchè la Patria lo chiamò al cimento, l’ex sottotenente accorse alle armi e nel 1848 fu ferito a Monte Berico; ma dopo Novara Vittorio Emanuele Il lo volle Presidente del Consiglio, carica che rivestì e tenne sino al 1852, quando gli successe il Cavour.

Il d’Azeglio si ritirò allora dalla politica, ma Cavour seppe recuperarlo affidandogli varie missioni diplomatiche.

Massimo D’Azeglio era genero di Alessandro Manzoni per avere sposato la di lui figlia Giulia.