Antonino Mancuso Fuoco

Biografia

Antonino Mancuso Fuoco, Capizzi (ME), 13/06/1921 – 30/06/1996
Pittore siciliano, nasce a Capizzi in provincia di Messina, paesino di poche migliaia di abitanti situato nell’entroterra siciliano, sui Nebrodi.
Si forma in un ambiente sostanzialmente contadino, i suoi genitori sono piccoli proprietari terrieri e il padre è uno scalpellino apprezzato nel paese. La sua infanzia e la sua giovinezza si collocano storicamente in piena era fascista e nel 1940 viene reclutato a seguito dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il piccolo centro rurale in cui vive e l’umanità che lo abita saranno la sua primaria fonte d’ispirazione.
Fin da bambino, mostra una grande abilità nel disegno ma la cultura locale del tempo non prestava attenzione alle attitudini dei suoi piccoli cittadini, infatti Mancuso non venne avviato agli studi artistici e, da autodidatta, continua a coltivare per tutta la vita questa sua passione.
Dopo aver svolto diverse attività lavorative, alla fine degli anni Sessanta emigra a Torino per lavoro e, nei ritagli di tempo, continua a dipingere. Pur avendo usato diversi materiali e tecniche per realizzare le sue ispirazioni, nella maturità utilizza soltanto tele e colori ad olio, con qualche rara eccezione.
È il contatto con Alberto Bolaffi Jr., al tempo in cui lavorava presso la Società Ippica Torinese, a segnare l’inizio dell’ascesa della carriera artistica di Mancuso Fuoco. Negli anni Settanta, dopo la pubblicazione di un articolo su Bolaffiarte, nella rubrica “Caccia al Naïf” riceve numerose richieste e partecipa a diverse mostre personali e collettive, ottenendo riconoscimenti da esperti e critici d’arte.
Nel 1976, l’Accademia Tiberina, che ha per scopo l’esaltazione e l’incremento delle Arti, delle Lettere e delle Scienze, riconoscendone i meriti, lo annovera tra i suoi membri col grado di Accademico Associato.
La sua produzione artistica di oltre mille e cinquecento dipinti, caratterizzata da un forte cromatismo e un’armoniosa combinazione tra il ritmo lineare del disegno e la rappresentazione plastica delle forme, appartiene oggi a collezionisti privati e a qualche museo, quali il Museum Charlotte Zander di Boennigheim in Germania, il Musée International d’Art Naif Anatole Jakovsky di Nizza, in Francia; un suo disegno a matita è esposto alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
Nelle sue opere, Mancuso Fuoco ha illustrato minuziosamente il territorio dei Nebrodi, il suo paese di origine, con una vasta gamma di soggetti che includono autoritratti, ritratti – spesso su commissione -, paesaggi, natura morta, feste paesane, fiere di bestiame, transumanze, mietiture, tosature, produzione di carbone, mestieri, giochi, scene di vita contadina. Le sue opere rappresentano un’immersione nei ricordi del suo vissuto e mostrano una pittura istintiva.
“Analizzando alcuni dipinti della sua prolifica e non banale produzione è possibile scorgere – nell’ispirazione e, in parte, anche nella cifra complessiva del segno pittorico – caratteristiche che lo differenziano notevolmente dalla maggior parte delle opere naïve a lui coeve. L’opera di Mancuso Fuoco si caratterizza per la sua capacità di documentare il territorio siciliano e le tradizioni silvopastorali e contadine, consegnandoci le forme di cultura connesse alle tecniche di utilizzo dei suoli, ai saperi dell’artigianato locale, agli usi tradizionali della terra e del bosco, consegnandoci le effigi di agricoltori, contadini, pastori, allevatori, carbonai etc.,
rese attraverso una tecnica pittorica e delle soluzioni compositive di grande freschezza e vivacità: una descrizione del mondo agro-pastorale quale esso si è mantenuto per diecimila anni fino alla pasoliniana “scomparsa delle lucciole”.
Senonché, in tale attività di rappresentazione egli si tiene lontano dalla cifra sognante, fantastica, in breve metastorica che contraddistingue altri artisti naïf, anche quelli la cui produzione ha sortito grandi esiti.
Mancuso Fuoco si propone sempre come testimone oculare. Nei suoi quadri riferisce di cose viste, e non immaginate o inventate. E seppure questo mondo arcaico e silenzioso venga da lui trasfigurato in un universo esemplare al cui interno ognuna delle figure umane e animali gioca un ruolo insostituibile, esso tuttavia non è mai sottratto alla storia e immerso in un contesto mitico o arcadico.” [Sergio Todesco].
La sua eredità artistica continua a vivere attraverso le sue opere. Il suo estro e i suoi colori sono un invito a scoprire e ad amare il territorio dei Nebrodi, ma anche una realtà consegnata definitivamente alla Storia.