Scrittore, Poeta

Biografia

Francesco Maria Mosconi nasce a Monza (Brianza) il I° gennaio 1948, dopo giri e rigiri per le strade d’Italia, d’Europa e del Mondo si stabilisce anagraficamente in Ivrea (Canavese), pur soggiornando con frequenza nella napoleonica Tolentino. Cittadino del mondo a tutti gli effetti; si è visto assegnare nel tempo: il Premio Pier Paolo Pasolini, l’A e B Reggiolo, il Carla Boero, il Fruttuaria, il Giovanni Cena, il Calliope, il Premio Alfa (Germania), il Casa Nostra, l’Arquà Petrarca, il Premio Umbria, il Travet, il Borgo di Muffoletto, il Carlo Trabucco, il Pannoncelli, il Marco Pacuvio, l’Autunno Nebroideo, il Formica Nera, il Walter Ciapetti, il Fanfulla da Lodi, il Voci di Casa … tanto per citarne alcuni. La poesia di Francesco Maria nasce in lui paradossalmente come rifiuto a “crescere” per restare al di fuori di ogni regola corruttrice e amorale del nostro tempo. Francesco Maria si porta dentro la “rabbia” originaria di “esclusione dalla vita”, un germe anarchico, una voglia di zuffa col buon senso e la tranquillità che in arte si manifesta come originalità e continua verifica e messa in crisi dei valori raggiunti, col continuo rinnovarsi degli obiettivi, degli stimoli che la realtà pone, senza che il dramma soggettivo e collettivo trovi momenti di assopimento dialettico, in un continuo rifiuto insieme del perbenismo e condanna della violenza, siano essi fisici o ideologici: un esercizio di pulizia morale che ben pochi praticano. Amico di Alex Panagulis, Pier Paolo Pasolini, Stefania Rotolo, ugo De Censi, Riccardo Bacchelli, Fabio Tombari, Luigi Melesi, Dario Bellezza, Oriana Fallaci, Massimo Fornicoli, Giuseppe Lazzati, Italo Moretti, … sedeva sulla stessa panchina al Paolo Pini con Alda Merini… membro dell’Accademia Tiberina di Roma e di altri numerosi sodalizi culturali; a volte novello don Chisciotte si batte contro ogni forma di emarginazione e di sopraffazione sociale. Studioso ed esperto di “paranormale”, sensitivo e dotato di fluido energetico, afflitto personalmente dal “male fisico”, tralascia spesso e volentieri la cura di se stesso per dedicarsi agli altri. Vive molto spartanamente, in un “silenzio d’acquario” difficilmente penetrabile, sempiterno Peter Pan impegnato nell’estenuante lotta per rendere reale l’Isola che non c’è, e considerando il “corpo” un semplice involucro che permette alla “divinità detta mente” di percorrere lo spazio dell’espiazione congenita sino al congiungimento col SE.

(A.C.)