Brunello Gentile

Biografia

Brunello Gentile nato ad Alghero il 25/11/1942, deceduto il 7/7/2023 a Padova.
Laureato in Padova, dove viveva e svolgeva l’attività di Revisore Legale. Ten.
Colonnello dell’Aeronautica Militare; appassionato diportista ha navigato con imbarcazioni proprie o altrui in quasi tutto il Mediterraneo e parte dei Caraibi.
E’ scritto alla Prima Categoria della Gente di Mare con titoli professionali di comando marittimo. E’ autore di numerosi articoli di carattere tributario, economico, storico e sociale. E’ stato autore di opere Teatrali, regista e attore amatoriale. Autore di testi per fumetti. Ha pubblicato 11 volumi di racconti tra i quali due collane, rispettivamente di 5 e 3 volumi ambientati sul mare. Numerosi i premi ottenuti in concorsi letterari a livello nazionale. L’ultimo suo romanzo: Pensieri di Sabbia, ha ricevuto sei riconoscimenti nazionali. Altri premi o riconoscimenti ricevuti con: Sulle rotte dell’incanto, vincitore il Delfino 2012; e Storie e magie della costa, finalista a tre riconoscimenti nazionali; il romanzo: Pensieri di Sabbia, ha vinto tra l’altro, il Morselli 2014, il 2° Premio al Delfino 2014, il Premio della Critica al
Montefiore 2014 e il Premio PLA.C., al Pegasus 2015. Hanno ottenuto altri riconoscimenti anche le opere: Riflessi di Corallo (racconti), Vita, chissà come… (commedia teatrale) e “Ho sposato una Ninfa” e altre scenografienuziali (racconti). Era membro di Giuria di importanti Concorsi letterari italiani.

LETTERATURA

Un amore da prendere a schiaffi. Come ogni anno a fine luglio Luigi era salpato da Genova con il suo sloop da 12 m. per una crociera di un mese verso St. Tropez. Abitualmente solitaria era solo la partenza; lungo la rotta una ragazza per raddoppiare l’equipaggio l’aveva sempre trovata. La sua fama di conquistatore era proverbiale. La prima navigazione si era conclusa da un paio d’ore nella darsena Portosole di Sanremo; l’ormeggio fronteggiava aiuole, bar e ristoranti. Guardando in giro notò un giovane, con grembiule da cameriere, dare uno schiaffo ad una ragazza e predisporsi a ripetere il gesto. Scavalcò con un balzo il pulpito e si precipitò verso i due. “Calmati, amico! Lascia in pace la ragazza!”, intimò. Il giovane mosse per sferragli un pugno e lui attuò una mossa da tatami: il braccio del malcapitato rimase agganciato a leva procurando dolore. “Te ne vai prima che te lo spezzi o devo insistere?” “Me ne vado, ma sappi che è stata lei a chiedermi di schiaffeggiarla”. “Scusa originale! Non pretendere che ti creda, sparisci!” Mentre il giovane si allontanava con gesti di stizza la ragazza gli saltò addosso mettendogli le braccia al collo. “Se non intervenivi, mi ammazzava! Ti scongiuro, portami a casa tua ovunque sia!” “La mia casa è una barca e lascio il porto domattina. Quale altro pericolo corri?” “Tienimi a bordo qualsiasi rotta farai! Appena sarò sola quello tornerà!” La paura della ragazza pareva sincera. “Sali in barca, poi vedremo”. La vide correre per raccogliere da terra un grosso borsone. Giunti a bordo un uomo del porto si avvicinò chiedendo i documenti. “Mi spiace, per un contrattempo devo ripartire subito”, si scusò iniziando a sciogliere l’ormeggio. “Avevi detto che partivi domani”, espresse con sorpresa la ragazza. “Vuoi che resti sveglio tutta la notte a controllare che nessuno tenti di vendicarsi?” “Per me va bene. Dove andiamo?” “In due ore saremo a Mentone. Hai un documento?” “Passaporto!” “Scendi all’interno e sistemati nella cabina a sinistra. Mi chiamo Luigi, e tu?” “Marianna”. “Mettiti un costume, ma tieni pronto un giubbetto. Più tardi servirà”. La ragazza rimase a lungo sotto coperta. Luigi uscì in mare e impostò la rotta per Capo S. Ampeglio. Stava doppiando quest’ultimo e già vedeva Capo Mortola quando Marianna ricomparve in pozzetto. Si ritrovò davanti una donna ben diversa da quella strappata ad un energumeno un’ora prima. Sotto un pareo rosa trasparentissimo e annodato sopra una spalla, che non concedeva nulla alla fantasia, indossava solo uno slip-tanga dello stesso colore appena più acceso. Un trucco leggero ed i capelli biondo-oro lasciati sciolti valorizzavano i delicati lineamenti del viso; un corpo slanciato e proporzionato rendeva piacevole la visione dell’insieme. “Siamo certi che tu sia la stessa Marianna che è scesa sotto coperta? Ammetto di averti ammirata da subito, ma sei sparita graziosa e mi riappari una dea!” “Grazie, sei abile a complimenti! Posso sedermi vicino a te?” Il concetto che Marianna espresse in fatto di ‘sedersi vicinò emozionò il timoniere: gli appoggiò la schiena sul petto e piegò la testa sopra la sua spalla costringendolo ad accerchiarla con un braccio. Rimase investito dal suo profumo e sconvolto dalle sensazioni derivanti dal contatto. Quel corpo gli aderiva con flessuosità dolcissima pur dimostrando una scattante muscolatura. “E’ bellissimo navigare a vela a quest’ora. Perché non c’è la tua donna? Sei l’uomo più attraente che abbia mai incontrato”. Luigi rispose al complimento stringendola un po’ di più. “In tutti i mesi dell’anno raggiungo per lavoro ogni continente. Difficile che una donna accetti di condividere solo i giorni di una crociera in barca”. “L’ultimo amore è sperduto nella memoria?” “L’amore sì, l’astinenza a cui pensi non risale a tempi remoti”. “Da domani potrebbe risalire a stasera?” Un’offerta così improvvisa lo ammutolì. La risposta fu una carezza lungo il braccio di lei seguita da una discesa lenta della mano sotto il pareo con più mirata ricerca. Fu una navigazione piacevole, dalla quale dovette distrarsi poco dopo le 20.00 per predisporre l’ormeggio al Vieux-Port di Mentone. La presenza del borsone nella cabina dell’armatore dotata di letto matrimoniale confermò le idee di Marianna sul prosieguo della serata. Cenarono in un ristorante sotto archi in pietra lungo la strada costeggiante la banchina. Alla luce di una candela il dialogo fu limitato al massimo, ma gli sguardi riempirono i vuoti sonori. Più la osservava e più ne scopriva l’eleganza della figura e del viso. Il sorriso lanciava un messaggio ogni volta più ammiccante. Seppe che era di Aosta, ma non le chiese chi fosse in realtà il cameriere che la maltrattava. Il rientro in barca fu lento; i preliminari altrettanto, perché lui prolungò ogni carezza per rendere più eccitante l’attesa. Qualche attimo più tardi sarebbe stato difficile stabilire chi dei due ci stava mettendo più impeto. Finirono entrambi senza forze, le mani a cercare l’ultimo brivido sul corpo dell’altro prima di addormentarsi a dita incrociate. Dal giorno seguente Luigi visse momenti straordinari. Svegliandosi presto ogni mattina posava lo sguardo sul quel corpo di donna ceduto al sonno senza inibizioni. Riviveva le sensazioni delle labbra sui seni e delle carezze pigre fra i capelli prima di imporle un abbordaggio senza risparmio di colpi. Marianna esaltava il suo ruolo di maschio esaltandosi a sua volta; fare l’amore con lei era una continua sorpresa, un condividere il piacere senza ancorarlo alle pretese del quotidiano. Era innamorato soprattutto dei suoi gesti improvvisi: gli si accostava con un fianco mentre lui era in piedi e gli appoggiava la testa sul petto chiedendogli protezione come fosse una bambina, quando si alzava al mattino trovandolo al timone saliva sul sedile dietro a lui e lo stringeva sfiorandogli il collo con la guancia, ovunque fossero seduti a conversare chiedeva il silenzio all’improvviso e atteggiava le labbra per un bacio dapprima il più delicato possibile e sul finale quanto più prepotente. Dopo Mentone aveva ormeggiato a Fontvieille, Monaco, a Villefranche, a Marina Baie-des-Anges, e, dopo Cap d’Antibes, aveva trascorso una notte all’ancora alle isole Lérins, fra S. Marguerite e S. Honorat. Quest’ultima sosta era stata un incanto. Sotto un cielo stellato, in assenza di altre barche nelle vicinanze, avevano fatto l’amore all’aperto; al termine si era seduto sul materassino e lei rimase stesa appoggiando la testa sulle sue ginocchia. La sentì sussurrare un grazie rivolgendogli uno sguardo commosso; se l’era stretta con tutta la forza possibile. Le navigazioni erano durate sempre un paio d’ore alle luci dell’alba. Solo il tratto fra le isole Lérins e St. Tropez richiese una mattinata intera con sole pieno e poco vento. A mezzogiorno si pranzava in pozzetto con cibi freddi e frutta, alla sera si sceglieva un ristorante nei dintorni e, dopo una passeggiata per le vie della città, si rientrava a bordo per ripetere il loro intimo rituale. Marianna era in tale sintonia con i ritmi della vita di mare da non poter credere che non avesse già fatto esperienze di crociere. La sosta a St. Tropez durò quattro giorni e servirono anche dei taxi per andare due volte sulla spiaggia di Pampelonne, zona Tahiti Plage, comportandosi come turisti terrestri. Nella rotta di rientro verso la Liguria furono scelte soste notturne in luoghi diversi da quelli dell’andata. Luigi era convinto che lei sarebbe rimasta a bordo fino a Genova e pensava che la strada per Aosta gli sarebbe diventata familiare. Stanco della sua vita in solitario, ritenne Marianna la donna giusta alla quale proporre un rapporto duraturo. Navigando al largo di Cannes trovò l’occasione e la forza di esporle le sue speranze sul loro futuro. Lo sorprese l’assenza di reazione: un sorriso malinconico e nulla più. Oltre Mentone gli parve che telefonasse a qualcuno dalla cabina e poco dopo giunse una richiesta inaspettata. “Potresti sbarcarmi a Sanremo?” “Non temi di incontrare l’amico?” Le vide scuotere la testa in segno di diniego. Ormeggiò allo stesso posto dell’andata, incuriosito per ciò che sarebbe accaduto. Marianna ricomparve all’esterno con gli stessi abiti e lo stesso borsone con i quali era salita a bordo. Raggiunse terra, lo guardò qualche attimo dalla banchina e iniziò a camminare voltandogli le spalle. Luigi si precipitò. “Dove stai andando?” “E’ finita, comandante! Pensa come vuoi, ma è stata solo una splendida vacanza”. “Cosa vuol dire ‘è finita’?” “Ripartirai senza di me e non ci vedremo più!”. “Cos’ho sbagliato?” “Nulla, solo io ho bleffato. Ogni anno per farmi una vacanza gratuita in barca invento una sceneggiata scegliendo la mia vittima. Questa volta il prescelto sei stato tu. So di agire cinicamente e fossi in te sarei inviperita. Prendimi pure a schiaffi, me lo merito”. “Prescelto io, perché?” “Perché eri solo e bellissimo”. “Fammi capire! Il comportamento del giovanotto era…” “Un modo per attirare la tua attenzione”. “Mi hai impietosito con la paura d’essere ammazzata solo per farti una vacanza a sbaffo! Per darti una lezione due schiaffi memorabili li prendi anche da me!”, alzò la voce sferrandole il primo manrovescio. “Calmati, amico! Lasciala stare!”, gli giunse da dietro. Si voltò e riconobbe il cameriere. Accanto a lui c’era un poliziotto che lo squadrò severamente e gli si rivolse con tono deciso. “Finisce qui o preferisce una cella in attesa di processo?” “Mi ha chiesto lei di prenderla a schiaffi!” “Movente originale! Non pretenderà che le creda!”… Note in amore Adorabile cascata, i tuoi capelli sulle spalle nude, mentre giochi sulle note e non sospetti la mia presenza. Non vedo le tue mani creare melodia sulla tastiera, e mi invade un fremito al ricordo del tuo seno. Immagino di scombinare tutto con un abbraccio inatteso, strapparti al pianoforte e trascinarti gridando di pazzia. Vorrei rovinare ogni seta nell’importi la mia forza, negandoti altro gesto di labbra che il rispondere alle mie. Mi trattiene il tuo dialogo sonoro, dedicato all’infinito e rivolto non so a chi, che invade anche me. Mi allontano lentamente, progettando rientri più chiassosi,
il tuo sorriso ignaro di questa mia resa all’amore. Il passaggio “Mi sarei aspettato di tutto, ma non di trovare una donna, per giunta bella com’è lei, a quest’ora della notte, chiedermi un passaggio”. “Lasci stare i complimenti… E’ stato molto gentile a fermare la sua automobile e a farmi salire”. “Sulle prime non volevo farlo. Sa com’è, di questi tempi se ne sentono tante… Poi ho pensato che poteva esserci un motivo grave dietro la sua richiesta”. “In un certo senso è così”…
La sconosciuta non aggiunse più una parola. Passò un quarto d’ora in assoluto silenzio….. Solo il rumore costante e ovattato della grossa berlina, che illuminava con i suoi fari potenti la strada provinciale, alberata ai lati. L’uomo si sentiva impacciato; cercava disperatamente un argomento con il quale intavolare un minimo di dialogo. Di tanto in tanto ritornavano i pensieri in cui era immerso fin dall’inizio del viaggio…. Sbirciava la donna, quasi a rimproverarla di averglieli fugati senza aver creato una alternativa qualunque… Tolse un pacchetto di sigarette dal cruscotto, armeggiò sull’accendisigari dell’auto. “Posso offrirgliene una?” “No, grazie, non fumo… Non mi da fastidio, l’accenda pure”. Passarono ancora minuti di silenzio, poi la donna osservò il suo compagno di viaggio e, ad un tratto, ruppe il silenzio. “Lei ha qualcosa che non va, vero? Sembra che abbia dei pensieri. Direi grossi”. “Si vede così tanto?” “Dunque, è vero!” “Non è poi così grave, glielo assicuro. Una di quelle contrarietà, che passano col tempo. Capita a volte…” “Lei è sposato?” “Sì”. “Si tratta di sua moglie, non è così?” “Si è laureata in psicologia maschile?” “No, è solo che ho fatto le mie congetture e non ho trovato altra conclusione. Lei ha una guida nervosa, sembra che usi la macchina per evadere da qualcosa. Il contachilometri ha una cifra piuttosto bassa, mentre l’auto non è del tutto nuova… Dunque lei non è un rappresentante o un viaggiatore di commercio. Ha l’aria di un professionista, un avvocato, direi. E un avvocato, o qualcosa di simile, che va in giro a quest’ora della notte lungo una strada secondaria ha tutta l’aria di essere una persona in fuga da qualcosa”. “Complimenti! Ha indovinato tutto! A dire il vero, avrei dovuto essere io a chiedermi
chi fosse lei. E’ salita e non mi ha ancora detto dove vuole essere portata, né ha accennato a qualcosa che potesse soddisfare la mia curiosità”. “Lasci perdere. Forse nessuno dei due sa con precisione dove vuole andare, dunque continui a correre. Glielo dirò io quando vorrò scendere, non credo che per lei faccia qualche
differenza, un luogo vale l’altro”. “E’ così, infatti…” “Cos’è successo? Ha scoperto d’essere stato tradito?” “No, no, nulla di simile. Mia moglie, del resto, non ne sarebbe capace, non è il tipo, mi creda”. “Allora è solo uno screzio, che lascia il tempo che trova!” “Non è esatto! Ammetto che finora si è svolto tutto come dice lei, ma da qualche tempo la storia sta diventando pesante, direi insopportabile, o, almeno per me, credo stia diventando tale”. “Sua moglie non le piace più?”
“Anzi! E’ una donna splendida! Per certi aspetti, non esclusa la bellezza, credo che sarei ancora capace di innamorarmene a prima vista. Si tratta di tutt’altra cosa”. “Sposati da molto?” “Sei anni”. “Figli?” “Un maschietto di tre anni”. “Mi dichiaro vinta. Non capisco davvero il motivo del suo litigio e di questa fuga notturna in cerca di niente o, forse, unicamente di solitudine”. “Chi le ha detto che ho litigato? Con mia moglie ho sempre discusso chiaramente, a viso aperto. Non abbiamo mai trasceso, come può accadere ad altre coppie. Mi sto chiedendo cosa possa interessare a lei tutto questo. Sembra animata dalla voglia di
scoprire non so quale segreto!” “Mi scusi, sono stata inopportuna. Le assicuro che non le farò più altre domande”. “No, porti pazienza… Lei non mi ha offeso affatto, forse mi fa bene parlare, può aiutarmi a riordinare le idee”. “In tal caso mi dica cos’è successo”. “A lei è mai capitato di sentirsi insoddisfatta anche quando tutto sembra che vada nel verso giusto? Ecco, a me capita una cosa del genere. Vado d’accordo su tutto con mia moglie, ma alle volte mi rimane la sensazione che la nostra visione della vita sia diametralmente opposta. E’ strano che questa impressione rimanga celata per mesi interi; quando si manifesta, però, è come se tutto il resto crollasse o perdesse importanza. Diventa pura e semplice incomprensione, totale direi, in grado comunque di mettere in forse tutto, anche i ricordi più vivi. Mi è difficile spiegarglielo con altre parole. Mi rendo conto che possa sembrarle incomprensibile, ma è così…” “Non è affatto incomprensibile, come lei immagina. Sono cose che accadono, specie fra due persone dotate di sensibilità, come mi sembra di aver capito siate lei e sua
moglie”. “Anche a lei è capitato qualche volta una cosa simile?” “Non direi! Lasci stare il mio caso, stiamo parlando del suo! Mi sembra che non sia poi così grave, la soluzione c’è e l’ha sottintesa proprio lei. Quando le sembrerà di essersi allontanato ormai abbastanza, pago dell’aver dimostrato di potersi allontanare, tornerà indietro e la fuga avrà fine”. “Questo è quanto è successo sempre… Questa volta, sento che è diverso. Sono stanco, capisce? O, almeno, è come se mi sentissi tale, con una gran voglia di farla finita e di tornare a vivere solo, lasciando ad ognuno la sua libertà. Senza rimpianti per quello che è successo in questi anni vicino a lei, perché ho ricordi indelebili, ma allo stesso tempo con una gran voglia di rendere completamente libero il futuro che mi resta”. “Adesso pensa così. Domattina sentirà nostalgia di tutto e tornerà a casa, esattamente come le altre volte”. “Le assicuro che continuo a non capire. Più l’ascolto e più mi chiedo chi mai sia lei.
Mi ferma nel cuore della notte, in una strada dove era ben difficile pensare che ci passasse tanta gente disposta a farla salire. Non dice una parola per un bel pezzo; in un primo momento mi era sembrata quasi spaventata, ma non ho osato chiederle nulla. E’ stata invece lei a farmi parlare di cose mie, mi ha studiato bene, mi ha catalogato, prevenuto perfino nelle decisioni, come se ne sapesse sul mio conto più di quanto ne so io stesso. Lei non deve certo avere molta fretta, né tanti guai per la  testa, se si permette di fare indagini sugli automobilisti che viaggiano nel cuore della notte! A guardarla, sembra una donna sicura di sé. Anche il suo modo di vestire denuncia una praticità estrema, in contrasto con la voglia di perdere tempo che invece mi sembra abbia, o sbaglio?” “Il suo è un giudizio affrettato e superficiale. Le avevo già detto di non preoccuparsi troppo di me. Le ho chiesto un passaggio e lei me lo ha dato, tutto qui: almeno per il momento non faccia altre congetture. Tra poco lei tornerà a casa, perché ci tornerà. Parlare con me le ha tolto gran parte del suo incrollabile potere di decisione. Liberata la mente comprenderà che ci potevano essere anche altri scopi nel mio modo di fare; ad esempio che avrei potuto preferire di far parlare lei per evitare di dover parlare io. Non sforzi troppo la sua fantasia, pensi alla sua donna che in questo momento sta male quanto lei, e a quanto sarà bella la giornata di domani per tutti e due. Quanto a me, mi lasci pure dopo quella curva, più avanti c’è un incrocio. Mi dia retta, giri la macchina e torni a casa. Se può, dimentichi che ci siamo visti”.
L’auto, poco dopo, si fermò. Avrebbe voluto almeno ringraziarla, ma non ne ebbe il tempo. Si dileguò in un attimo… “Incontro curioso” – pensò tra sé – “quella donna, però mi ha aiutato a mettere ordine dentro di me”. “Giri la macchina e torni a casa,..” – ripensò a quelle parole. In fondo quella donna non aveva tutti i torti. “Arrivo all’incrocio e torno indietro”, mormorò tra sé. Sentì prepotente la voglia di dare seguito al più presto a quel consiglio. Solo nel momento di sfruttare uno slargo per l’inversione di marcia, si accorse della paletta fosforescente… “Polizia! Fornisca i documenti, signore!” L’uomo trasse il tutto da una borsa dietro il sedile. Pressato dall’atteggiamento di attesa del poliziotto non aveva nemmeno avuto il tempo di controllare cosa stava effettivamente consegnando. Con la patente era solito tenere anche la tessera della sua iscrizione all’Ordine. “Ah!… lei è avvocato! Ci scusi se l’abbiamo fermata, stiamo cercando una persona.
Per caso non è stato importunato da una donna? Guardi questa fotografia”. All’uomo venne in mente una frase: “se può, dimentichi che ci siamo visti…” “No, non l’ho vista! Mi scusi, perché la state cercando?” “E’ evasa questo pomeriggio dal penitenziario femminile! Se dovesse incontrarla lungo la strada, probabile perché ci è stata segnalata in questa zona, faccia molta attenzione e ci avvisi subito”. “Certo, certo… Perché era stata condannata?” “Trent’anni, per aver ucciso il marito. Sappiamo per certo che è armata e per raggiungere il suo scopo sarebbe capace di tutto, proprio di tutto!”